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Mi piace chiedermi “dove siamo?” e “dove vogliamo andare?”, ma a volte è bene anche
domandarsi “da dove veniamo?”.
Torniamo indietro nel tempo di poco più di un secolo e rivediamo insieme questo
fenomeno inarrestabile chiamato seconda rivoluzione industriale.
Conosciamo tutti quel periodo, almeno per sentito dire. E’ l’epoca in cui prende piede il
processo di industrializzazione e tante abitudini che c’erano prima con il tempo vengono
sostituite e soppiantate da altre.
Diciamo che il momento di maggiore impatto della rivoluzione industriale è quello che va
da fine ottocento agli inizi del novecento.
Da questo punto della storia tutto inizia ad accelerare.
La scienza prende piede. Thomas Edison porta avanti la lampadina e grazie alla corrente
elettrica la luce arriva per le strade e nelle case delle persone. Sarà lui a fondare la
General Elettric a fine ottocento.
Einstein da un grosso contributo alla fisica.
La chimica con le varie teorie riguardanti l’atomo da un apporto fondamentale alla
comprensione del micro particelle.
Marconi fa nascere un nuovo modo di comunicare attraverso l’etere con il successivo
sviluppo delle telecomunicazioni e della radio.
Anche Tesla da il suo contributo in questo periodo di espansione.
Ma la mentalità scientifica influenza anche l’industria, sia con le sue invenzioni che con i
suoi metodi. Personaggi come Frederick Taylor rendono scientifico anche il posto di lavoro
con i suoi sistemi per rendere più efficiente il processo produttivo. Nasce così grazie
anche a Ford la catena di montaggio.
Ma anche la società subisce i suoi cambiamenti. Infatti il lavoro cambia. Non è più
l’artigiano o l’artiere che costruiscono un prodotto, ma è l’industria che produce secondo
determinati schemi.
Quindi la gente non si alza più appena sorge il sole e smette di lavorare all’imbrunire.
Ormai c’è la luce artificiale che comanda i ritmi. Ci si alza per andare a lavorare in
fabbrica, si mangia alla pausa di mezzogiorno, non perché si ha fame ma perché quella è
la pausa imposta dal sistema. E anche la fine del lavoro non è dettato dal tramonto ma da
orari dati dall’efficienza produttiva.
La trasformazione data dalla rivoluzione industriale è imponente e oserei dire quasi
definitiva.
Il concetto di efficienza viene poi riportato in ogni ambito. Anche l’uomo come
professionista deve diventare efficiente per stare al passo con i tempi. Per questo motivo
nella prima metà del novecento nascono concetti come le tecniche di gestione del tempo,
tecniche di gestione aziendale, tecniche di vendita, sistemi per la qualità ed altro ancora.
Sempre in questo periodo nascono una grande quantità di prodotti nuovi che tutt’ora
utilizziamo nelle nostre case. La lavatrice, il tostapane, la televisione, il forno, il cemento
armato e chi più ne ha più ne metta.

Se adesso pensate al periodo che viviamo potrete notare che non è altro che la coda della
rivoluzione industriale.
Il pensiero centrante è la produzione continua di prodotti nuovi, così come anche
l’efficienza delle persone è un argomento fortemente tenuto in considerazione.
Per non parlare del sistema sociale. La mattina ci si alza ad una certa ora per andare al
lavoro. Le scuole hanno adeguato gli orari per accompagnare i figli a scuola e per
riprenderli durante la pausa pranzo. Pausa nella quale sappiamo che ci deve venire fame
perché quello è il tempo che abbiamo per mangiare, dettato e programmato dal sistema.
Se ci pensate tutto quello che facciamo non lo facciamo perché è giusto che sia fatto così,
lo facciamo semplicemente perché un sistema ci ha imposti di farlo così.
Quindi alla domanda Di chi siamo figli, bene la risposta è abbastanza semplice. Per le
abitudini che abbiamo e per i modi di fare sicuramente siamo figli della rivoluzione
industriale. Un genitore che a distanza di secoli detta ancora le sue leggi.
Quello che vorrei fare con queste parole è più che altro stimolarvi alla riflessione ed
iniziare a chiedervi.
Perché faccio quello che faccio?
E’ giusto che io lo faccia?
E’ giusto farlo in questo modo?
Buona riflessione.